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Viaggi

 
 
Irlanda
Terra di scrittori, orizzonti verdi e festival, per la delizia degli appassionati d'opera
Nel Medioevo l’Irlanda è stata l’ultimo bastione della cristianità contro la barbarie. Poi l’abbiamo conosciuta come terra poverissima di soldi e ricca di scrittori. Recentemente è stata ribattezzata “la tigre” per il successo economico. Oggi è una delle nazioni in cima alla lista nera dei paesi a rischio bancarotta. L’Irlanda è fatta così, cerca sempre di farsi notare. Di distinguersi. L’originalità è infatti il suo marchio di fabbrica, come le pecore, il verde smeraldo e la chiesa cattolica. In fondo è la terra di Oscar Wilde, Joyce e Beckett. Merita comunque la visita. Partendo da Dublino per raggiungere Wexford, dove si può assistere ad uno dei festival d’opera più amati da pubblico e critica. La capitale è radicalmente cambiata in questi ultimi anni. Dopo aver visitato la splendida libreria elisabettiana del Trinity College, la Custom House sul fiume Liffey, il castello e il Temple Bar, epicentro della vita notturna, ci si dedica al passeggio. Tra le belle case geogiane (come quelle di St. Stephen’s Green) e i nuovissimi palazzi hi tech. Lasciando la capitale ci si dirige a nord ovest verso Sligo. Da qui si può proseguire verso nord, nella contea del Donegal, di struggente desolazione e patria del tweed. Oppure scendere a sud, attraversando la regione selvaggia e bellissima del Connemara. Torbiere, stagni, erica e scogliere: questa è l’Irlanda più suggestiva, quella che non si dimentica. Arrivati a Galway è tempo di perdersi tra le strade caratteristiche della città, magiare il salmone o fare una gita nelle isole Aran. Qui si conserva la cultura gaelica, la musica, l’arte e il teatro. Ma soprattutto la lingua. Si arriva quindi a Kilkenny. Cittadina medievale perfettamente conservata possiede uno dei più bei castelli d’Irlanda. È molto apprezzata per i pub storici, i ristoranti, e gli alberghi di charme. Da qui si parte per Cork, incantevole città sul fiume Lee. Ha due cattedrali, una cattolica e una anglicana. La seconda, San Finbar è la più imponente e svetta sulla città. Vivace, giovane, sede di un’importante università, si è affrancata dalla cugina Dublino e propone una vita culturale molto intrigante. Da Cork si parte finalmente per Wexford. Siamo sulla costa est a due ore e mezzo di treno da Dublino, tra verdi colline, spiagge bianche, valli e fiumi, castello e cattedrale. Una specie di sunto d’Irlanda. Ogni anno qui viene celebrato un festival dedicato all’opera. Votato nel 2009 come la terza destinazione preferita dai melomani. Dal 16 al 30 ottobre offre un programma piuttosto particolare. Si comincia con la Virginia di Mercadante, si segue con la prima europea di Golden Ticket di Peter Ash (compositore americano nato nel 1961), e si conclude con Hubicka (Il bacio) di Smetana. In mezzo una Serva Padrona, Bohème, concerti sinfonici, cantate sacre e letture. Per i dettagli, l’ottimo sito del festival www.wexfordopera.com. Dove si possono scovare anche i mille possibili modi di vivere la città, soprattutto sul versante gastronomico.
Gianluca Biscalchin
 
 
Provenza
Alla ricerca del più antico festival di Francia
Orange, nel dipartimento francese di Provenza-Alpi-Costa Azzurra, non è solo carica di storia. Che và dai riottosi galli Cavari ai romani, dai crociati alla casa Orange-Nassau, dagli ugonotti fino al Fronte Nazionale di Le Pen.  Questa cittadina elegante e provinciale è soprattutto una delle mete preferite dei migratori melomani. Grazie ad uno degli anfiteatri romani meglio conservati in Europa e un festival nato nel 1860 che ancora oggi regala una sala all’aperto tra le più suggestive. Edificato ai tempi di Augusto il teatro mostra ancora la scena e il muro retrostante, il più bello di Francia, secondo il Re Sole. Acustica notevole e ottimo stato di conservazione ne fanno il luogo ideale per il festival musicale Chorégies d’Orange che dal 15 luglio al 6 agosto, propone Tosca, la Mireille di Gounod e un concerto lirico con Natalie Dessay e Juan Diego Florez (il 17 luglio). D’altra parte qui la musica è di casa. Orange è la città natale di  Camille du Locle famoso per aver allestito la prima Carmen e terminato il libretto del Don Carlos di Verdi. Ma l’occasione di assistere al festival più antico di Francia, può essere sfruttata per un giro nei dintorni. Dopo aver vistato il teatro, l’arco romano e il castello dei principi d’Orange, bisogna necessariamente visitare le cantine della campagna circostante. Qui infatti si producono i vini Côtes du Rhône, ottimi rossi Doc, da assaggiare al Palazzo del Vino in città (Route Nationale 7) o nel vicino paese di Châteauneuf-du-Pape. Oltre alle rovine del castello e alla memoria della dominazione pontificia, la zona pullula di vinerie per degustazioni e acquisti. Seguendo il richiamo dei papi, è d’obbligo una tappa ad Avignone. Qui dal 7 al 27 luglio va in scena uno dei festival più apprezzati dagli amanti delle arti. Soprattutto teatro di prosa, d’avanguardia e di frontiera. Ma anche musica, come il programma dedicato a Bach da Pascal Dusapin e altre chicche, da scoprire sul sito www.festival-avignon.com. Lasciando la città dei papi e il fiume Rodano ci si sposta verso est. Si arriva nella deliziosa cittadina di Isle-sur-la-Sorge, dove è necessario fare il giro dei negozi d’antiquariato e andare a alla ricerca del bric-à-brac tra i canali, i ponti romantici e gli ottimi bistrot locali. A poca distanza merita un sosta Fontaine-de-Vaucluse. Qui le “chiare, fresche e dolci acque” del torrente hanno ispirato uno dei versi fondamentali per la storia della poesia occidentale. Francesco Petrarca si riposò qui e qui compose le sue liriche dedicata a Laura, castellana della vicina Lacoste e moglie dell’antenato del Marchese de Sade. Da qui merita una visita Gordes, considerato uno dei più bei borghi di Francia. Si raggiunge infine Carpentras. Passando fa Pernes-les-Fontaines. Il nome del suggerisce la presenza di fontane, quaranta, e di tutto il repertorio del borgo provenzale: chiese, castello, mura, piazzette assolate e buon cibo. Da qui si raggiunge infine Carprentas. Alle spalle l’imponente Monte Ventoso, propone un incantevole centro medioevale, dove lasciarsi andare ai ritmi della Provenza e della sua qualità della vita. Una delle più alte in Europa.
Gianluca Biscalchin
 
 
San Pietroburgo
Notte bianche al Mariinskij
La suggestione è forte. Quasi irresistibile. Per questo bisogna prepararsi per tempo, partire alla volta di San Pietroburgo e vivere le notti bianche raccontate da Dostoevskij. È a maggio che il cielo della capitale degli zar, la madre della Rivoluzione e la tenace resistente all’invasione nazista, dà il meglio di sé. E regala ai visitatori fiabeschi giochi di luce, un sole pallido che non tramonta mai e i più suggestivi echi letterari e musicali. Ma non è tutto. Dal 21 maggio al 18 giugno Valery Gergiev il carismatico direttore del Mariinskij, l’ex Kirov, celebra la seduzione di questi giorni senza fine con il White Nights Music Festival. Ospiti di Gergiev, Hélène Grimaud, Ferruccio Furlanetto, Maria Guleghina, Nathalie Dessay, Yuri Bashmet e molti altri (www.mariinsky.ru). Non esiste quindi una sola valida scusa per non partire. E perdersi in un itinerario che attraversa musica arte e letteratura. Il nostro punto di partenza non può che essere il teatro Mariinskij. Nella piazza Teatralnaya si erge questo edificio bianco e verde, costruito nel 1859 e tempio mondiale del balletto e dell’opera. Dopo essersi inebriati con Chaikovsky, Stravinsky e Prokofiev si può visitare l’illustre conservatorio dedicato a Rimsky-Korsakov, di fronte al teatro e passeggiare nei dintorni tra vecchie case e canali. Sullo sfondo della piazza si intravede la cattedrale di San Nicola, una delle più belle in città. Dopo aver ammirato le sue cupole dorate all’esterno e le icone all’interno, si attraversano i deliziosi giardini Yusupov, con tanto di lago e fiori e si prosegue verso via Kaznacheyskaya. Qui, al numero 7, Fyodor Dostoevsky scrisse Delitto e castigo. Andando verso est si arriva al Museo dei teatri e della musica (www.theatremuseum.ru), dietro il Teatro Alexandrinsky, con bozzetti, costumi, manifesti e incredibili curiosità. Siamo nella piazza Ostrovskogo e, altre al citato tempio della prosa, dove Cechov fece un fiasco clamoroso con il suo Gabbiamo, troneggia la statua di Caterina la Grande. I giardini furono creati dall’italiano Carlo Rossi, così come il teatro Alexandrinsky e la scuola di ballo Vaganova, dove danzarono la Pavlova, Nijinsky, Nureyev. Siamo adesso sulla prospettiva Nievskij, la strada centrale, ricca di palazzi, chiese (si intravede la Chiesa del sangue versato), canali e negozi. Dopo una sosta alla Shostakovich Philharmonia, dove siede nel trono direttorio Yuri Temirkanov con la sua orchestra (www.philharmonia.spb.r), bisogna farsi incantare dagli splendidi palazzi in stile neoclassico e barocco, come il Beloselsky-Belozersky, l’ Anichkov e lo Stroganov costruito dall’italiano Francesco Bartolomeo Rastrelli. Il sogno dell’architetto è stato quello di sposare il tardo barocco italiano con suggestioni della tradizione russo-bizantina. Con il punto apicale nel Palazzo d’Inverno e inserito nel complesso dell’Ermitage , che comprende l’insieme dei palazzi degli zar, la grande piazza, e naturalmente una delle raccolte d’arte più famose del mondo. Il tutto in un luogo denso di storia, tragedie e quadri straordinari. Della collezione dell’Ermitage sono “solo” sessantamila i pezzi esposti, da Leonardo a Caravaggio, dagli impressionisti alle avanguardie. Ma è il cielo di San Pietroburgo, nelle notti bianche, a regalare l’opera più esaltante.
Gianluca Biscalchin
 
 
Valencia
Le sacre rappresentazioni pasquali e la paella valenciana allo zafferano
C’è tutto nella Semana Santa di Valenza: tradizione, fede, cultura, ma anche musica e buon cibo. E uno dei paesaggi più intriganti della Spagna. Ma non c’è dubbio che l’attrattiva maggiore è nella sacra processione che celebra la Pasqua. Il tutto succede dal 1 al 6 aprile. È bene quindi mettere in agenda già da adesso un week end lungo per assistere ad uno degli spettacoli più coinvolgenti del Vecchio Continente. Ma il sacro rito non coinvolge solo Valenza. Le città di Alicante, Castellon, Elche, i borghi, i paesi, la costa e l’interno fanno a gara a chi assicura il maggior tasso di pathos. Certo è Valenzia che guida le danze. Nei quartieri marittimi di Cabanyal ed el Canyamelar y Grau si snoda la Processione del silenzio (Giovedì Santo), Il Santo Entierro (Venerdì Santo) e la sfilata della Domenica della Resurrezione. La città diventa il teatro della fede: le confraternite, con i lunghi cappucci tetri si dirigono verso il mare per celebrare i defunti morti nelle tempeste. E nelle vie della città il barocco di argento e oro, i troni, le statue cariche di gioielli fanno da splendente controcanto all’austerità dei penitenti, dei nazzareni. Tra le strade della città catalana, orgogliosa della sua lingua e della sua appartenenza culturale, si possono incontrare i figuranti della Passione: Pilato, erode, gli Apostoli, le donne, i soldati. Musica tradizionale dopo la resurrezione, ma durante il Giovedì Santo l’unico suono che colpisce è quello del silenzio. In alternativa il 25 e il 28 marzo e dal 3 al 25 aprile al Palau per les artes Reina Sofia, Lorin Maazel dirige La vida breve di Manuel De Falla. Un’occasione unica per vedere rappresentata l’opera del compositore spagnolo famoso per aver dato nobiltà alla chitarra classica. Questo in attesa di vedere realizzata La Torre della Musica, un progetto in collaborazione con la prestigiosa Berklee School of Music di Boston che qui aprirà la sua filiale europea. Per riprendersi da tanta emotività, la cosa migliore è dedicarsi al piatto tipico di Valencia, la Paella: riso, zafferano, olio d’oliva, pollo, coniglio, pomodoro e fagiolini. Qui si mangia la versione originale. Lasciando il capoluogo, si possono raggiungere le altre mete della santa pasqua. Si raggiunge così Orihuela, sede di una delle sacre rappresentazioni più originali della zona. La protagonista è la Diablesa, un demonio con forme femminili, che viene portata in processione per le strade della città. Altro polo d’attrazione è la città di Elche dove per la Domenica delle Palme gli abitanti scendono nelle strade con le palme benedette per seguire la statua del Cristo trionfante. In questo caso si può ascoltare la banda cittadina, una delle migliori della zona. La tradizione della “musica da strada” qui è molto viva. Le bande, vere e proprie orchestre mobili, si ritrovano a Valencia ogni anno a luglio per il Certamen Internacional de Bandes de Musica, uno degli appuntamenti più importanti per questo antico e nobile modo di suonare insieme.

Gianluca Biscalchin
 
 
Colonia
Quando l'aplomb tedesco esplode in una festa con musica e giochi di strada
Se il Carnevale è, secondo il suo significato originario, il mondo alla rovescia, quello di Colonia è uno dei più riusciti. Vedrete i compassati, seri, operosi tedeschi abbandonare il loro aplomb e buttarsi nel più frenetico delirio. Per i cinque giorni del Carnevale si riversano nelle strade tutti gli abitanti della città renana, dai neonati ai più anziani e la festa esplode. Maschere, travestimenti, birra, giocolieri, invadono il centro storico e danno vita al più antico rito collettivo di Colonia. Che si conclude con i personaggi del principe, del contadino e della vergine (in realtà un uomo travestito) che lanciano sulla folla impazzita una pioggia di Kammelle (bonbon) e Strüssjer (mazzetti di fiori). Il tutto sotto l’ombra dell’imponente Cattedrale dedicata a San Pietro e Maria, la più grande del Nord Europa. Costruita in più di 600 anni si staglia maestosa sulla città e ricorda il potere, soprattutto temporale, dell’arcivescovo di Colonia, principe elettore dell’Imperatore del Sacro romano impero. Dopo aver visitato la Cattedrale, che contiene le reliquie dei Re Magi, conviene attraversare la Frankenplatz e visitare il Museum Ludwig (www.museum-ludwig.de), ottimo centro d’arte contemporanea. Nello stesso edificio ha sede la prestigiosa Kölner Philharmonie (www.koelner-philharmonie.de), con ben due orchestre residenti, la Gürzenich-Orchestra e la WDR Symphony Orchestra Cologne, entrambe di fama internazionale. Durante i giorni del carnevale Mozart e Wagner lasciano spazio al musicista e attore Helge Schneider che propone un programma di cabaret d’autore e canzoni della tradizione. Dopo la festa, si ricomincia con il prestigioso cartellone del teatro. Prima di riattraversare la piazza e visitare il Museo Romano-Germanico, ci si può concedere una pausa gastronomica da Em Krützche (www.emkruetzche.de). Sulla riva del Reno questo ristorante tradizionale offre un’avventura gourmet alla scoperta della buona cucina locale e un luogo carico di storia. Da qui è bene perdersi nei vicoli della città medievale con le caratteristiche case alte, strette e colorate. Si incontrano negozi, gallerie d’arte, bar storici, birrerie, piccoli ristoranti di charme danno il sentore della vivacità del centro. Andando verso sud si visita il Vecchio Rathaus (Municipio), il Wallraf-Richartz Museum, il principale della città, e lo Stadthaus, il Palazzo del Governo. Ma per avere una visione completa della storia cittadina, bisogna assolutamente visitare alcune delle dodici splendide chiese romaniche dentro le mura medioevali. Se non tutte almeno la Chiesa di San Martino Grande e San Gereone del IV secolo, la più antica di tutta la Germania. Se il tempo lo permette sull’altra sponde del fiume si può passeggiare nel Parco del Reno. Ancora meglio fare una gita in battello fino alla vicina Bonn. D’obbligo una sosta al ristorante Zur Tant mit Hütter's Piccolo, casa a graticcio sulle sponde del fiume, tutelata dalle Belle arti, con vista panoramica e terrazza.

Gianluca Biscalchin
 
 

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